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FINANZA E BILANCI
03/11/2006

Finanziaria 2007. Unioni per 7mila Comuni

Il Governo rilancia in due mosse sulle gestioni associate negli enti locali. La prima mossa, più strutturale, è contenuta nella bozza di delega sul Codice delle Autonomie, dove si prevede che per molte funzioni (da definire) la gestione associata sia obbligatoria per i Comuni sotto i 3mila abitanti e per quelli fra 3mila e 10mila che non riescano ad assicurare precisi livelli di qualità, indicati da un'Authority del Viminale. La norma interessa una platea potenziale di 6.944 Comuni, cioè l'86% del totale. Più immediate le disposizioni del Ddl Finanziaria 2007, che promette trasferimenti aggiuntivi e incentivi ai dirigenti dei Comuni che uniscono le forze per tagliare i costi.

La strategia del Governo si inserisce però in una realtà già dinamica. Da sei anni, cioè dall'entrata in vigore del Dlgs 267/2000, la spinta dal basso ha portato alla creazione di 277 Unioni, che interessano 1.217 Comuni, e 355 Comunità montane, cui si aggiunge una foresta intricata di ambiti, consorzi e associazioni tra enti che attende solo di essere razionalizzata. E per farlo la Finanziaria punta sulla concorrenza, in primo luogo fra Unioni e Comunità. Gli enti che danno vita a Unioni non potranno appartenere anche a Comunità, e i Comuni che oggi indossano la doppia casacca avranno sei mesi di tempo per scegliere da che parte stare.

La concorrenza, però, rischia però di creare qualche distorsione, perché si applica fra enti diversi. Le Comunità sono nate nel 1971 per valorizzare la montagna soprattutto dal punto di vista infrastrutturale (con interventi come i programmi di sviluppo, i piani territoriali e il sostegno al turismo), e nella loro evoluzione hanno avviato anche servizi unificati, mentre l'associazione delle forze per garantire i servizi ai Comuni che da soli non ce la fanno è la missione istituzionale originaria delle Unioni. Se gruppi di Comuni scegliessero di abbandonare le Comunità per le Unioni, si avrebbero zone montane prive dell'ente nato per tutelarle.

Le Unioni, infatti, funzionano a prescindere dalla tipologia di territorio, e nascono per aiutare i Comuni più piccoli. Il primo servizio che di solito trova una gestione associata è la polizia municipale, secondo modalità che consentono di alternare i vari corpi comunali sul territorio dell'Unione. «Ma l'evoluzione delle Unioni - sottolinea Mario Guerra, coordinatore Anci del settore - si misura soprattutto con l'associazione dell'ufficio tecnico, dell'ufficio tributi e del settore urbanistica, cioè delle parti più interne alla macchina comunale».

Circa il 10% delle Unioni è riuscito ad associare l'intero personale, mettendo a segno anche importanti risparmi in fatto di risorse umane (ad esempio azzerando il turn over), mentre nella maggioranza assoluta delle esperienze il personale passato dal singolo Comune all'Unione oscilla tra il 50 e l'80 per cento. Le difficoltà principali riguardano i servizi anagrafici, più complessi dal punto di vista normativo e a stretto contatto con il cittadino.

Non sono solo i temi ordinamentali, però, a dominare le attese degli amministratori. La riforma degli incentivi è in agenda da tempo, ma ancora più urgente, sottolineano i presidenti, è correggere le storture legate alla disciplina sul personale. Alle Unioni si applicano le stesse misure previste per i piccoli Comuni, ma a differenza di questi ultimi l'Unione può (deve) crescere e finisce inevitabilmente per sforare i parametri (si veda l'intervento a fianco). Un paradosso non da poco, se si ritiene davvero che lo sviluppo delle Unioni sia strategico.

(Fonte: www.ilsole24ore.com)

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