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PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
18/06/2008

Le prospettive di riforma (di Arturo Bianco)

Fonte: www.comune.roma.it

Sono alle viste riforme particolarmente incisive sulla attività e sul finanziamento degli enti locali e del complesso delle Pubbliche Amministrazioni. In questo senso stanno attivamente lavorando tanto il ministro della Funzione Pubblica che quello della Economia e delle Finanze. Già in sede di manovra finanziaria per il prossimo anno, manovra le cui prime indicazioni saranno anticipate in provvedimenti adottati entro il mese di giugno, dovrebbero essere adottate le prime misure operative. Si deve evidenziare che siamo in presenza di annunci che lasciano ritenere che le nuove disposizioni dovrebbero essere caratterizzate da un approccio radicalmente innovativo rispetto alle regole oggi in vigore. In tale pacchetto di misure non è, al momento almeno, prevista la riforma del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, cioè del DLgs n. 267/2000, per il quale si deve immaginare il ricorso allo strumento della legge delega. Ma ciò non è comunque di ostacolo a che siano immaginati provvedimenti destinati a produrre i propri effetti immediati su questo versante.

IL FINANZIAMENTO

Il Parlamento sta votando la conversione in legge del provvedimento che ha cancellato, già a partire dall'acconto del giugno 2008, l'Ici sulla abitazione principale. Il mancato gettito derivante per i comuni dalla eliminazione completa di tale imposta (ricordiamo che già la legge finanziaria 2008 aveva previsto una congrua detrazione) sarà posto a carico dello Stato, che provvederà a trasferire ai comuni risorse compensative. Esse saranno calcolate sulla base delle entrate del 2007 e, a seguito dell'impegno assunto in sede di Conferenza tra Stato, città ed autonomie locali, la prima tranche sarà trasferita già nel mese di luglio, in modo da evitare contraccolpi negativi sulla gestione di cassa, stante il fatto che il mancato gettito produce effetti concreti per i comuni già in queste settimane.

Si apre un problema di sostituzione a regime di questa entrata, stante che l'aumento dei trasferimenti statali determina un drastico ridimensionamento delle entrate che provengono dall'esercizio di autonomia impositiva, il che contrasta decisamente con l'impegno alla applicazione del principio del federalismo fiscale. Ricordiamo che lo stesso provvedimento ha inoltre congelato, nelle more della adozione del federalismo fiscale, la possibilità per i comuni di aumentare le aliquote delle proprie entrate tributarie.

Il Governo ha inoltre già annunciato una serie di ulteriori misure per consentire la realizzazione di significativi risparmi sul versante della spesa degli enti locali. Il che si dovrebbe realizzare attraverso la imposizione di nuovi e più drastici limiti al patto di stabilità, nonché attraverso risparmi da conseguire nella spesa per il personale limitando il numero delle nuove assunzioni.

LE RIFORME ISTITUZIONALI

Acclarato che la riforma del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali non è posta concretamente all'ordine del giorno, si stanno ipotizzando una serie di incisive misure di riforma istituzionale, che peraltro sono anche indirizzate a produrre effetti concreti sul terreno del contenimento della spesa. Si ipotizzano interventi diretti nei confronti delle comunità montane, con l'ulteriore riduzione del loro numero se non addirittura la loro scomparsa. Analoghi incisivi interventi sono previsti per i piccoli e piccolissimi comuni; essi si dovrebbero muovere nella duplice direzione della incentivazione delle forme di gestione associata, che per molti aspetti dovrebbero diventare addirittura vincolanti, e della semplificazione degli adempimenti procedurali. Non sono invece state decise misure di sorta sul terreno della attività delle province.

Un capitolo ulteriore che le nuove misure conterranno è costituito dalle semplificazioni e snellimenti dei vincoli burocratici che devono essere rispettati da parte dei cittadini e delle imprese, in particolare per ciò che è connesso all'insediamento, all'ampliamento ed alla ristrutturazione degli insediamenti produttivi.

LA GESTIONE DEL PERSONALE

Assai drastici anche gli interventi che sono in fase di realizzazione sul terreno della gestione delle risorse umane. Alcune di queste misure dovrebbero essere già inserite nella manovra d'estate ed altre essere rinviate ad una più complessiva riforma, che dovrebbe riscrivere completamente il DLgs n. 165/2001. Le linee guida sono già state rese note nel cd piano industriale della PA e sono oggetto di trattativa con le organizzazioni sindacali. Si ipotizza in primo luogo la riproposizione di vincoli alle assunzioni di personale, così da cercare di indurre le amministrazioni ad una politica di tagli alla quantità di dipendenti in servizio. Si sollecita la forte valorizzazione della produttività, la cui incidenza sul complesso del trattamento economico dei dipendenti dovrebbe aumentare.

Una parte centrale delle nuove misure sarà costituita dalla valorizzazione e, soprattutto, dalla più marcata responsabilizzazione dei dirigenti. In particolare, tutte le amministrazioni saranno obbligate a darsi effettivi strumenti di valutazione delle loro attività e si realizzerà un collegamento più stretto tra il salario di risultato a cui hanno diritto in caso di valutazione positiva ed il conferimento di incarichi.

Si ipotizza la revisione delle regole che presiedono alla contrattazione collettiva, sia a livello nazionale che decentrato. Sul primo versante è in discussione una radicale riforma dell'Aran, tale da avere una maggiore omogeneità anche temporale nella stipula dei contratti. Si sollecita, sul piano della contrattazione decentrata integrativa, la più decisa messa sotto controllo dei suoi esiti, il che si dovrebbe realizzare attraverso la assegnazione di maggiori spazi di intervento e controllo alla Corte dei Conti ed attraverso l'aumento della responsabilizzazione dei soggetti che contrattano a livello decentrato, ivi compresi quelli sindacali. Si ipotizza inoltre che la durata dei contratti nazionali, sia sul terreno normativo che su quello economico, sia portata a 3 anni.

Un ultimo settore di intervento è quello disciplinare: si vuole rendere più facile la possibilità per i datori di lavoro pubblico di irrogare le sanzioni. In primo luogo, si ritiene di non dovere più subordinare lo svolgimento del procedimento disciplinare alla conclusione definitiva dell'eventuale procedimento penale. E si ipotizzano misura più incisive per contrastare il fenomeno dell'assenteismo.

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