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PERSONALE E ORGANIZZAZIONE
04/11/2003

Quadri e Dirigenti: dalla legislazione alla contrattazione

INTERVENTO SUL TEMA: “QUADRI E VICEDIRIGENTI: DALLA LEGISLAZIONE ALLA CONTRATTAZIONE – LEGGE 190/85 SUI QUADRI AZIENDALI E LEGGE 145/2002 SULLA VICEDIRIGENZA NEL PUBBLICO IMPIEGO: QUALE RIFORMA?”

Giovedì, 22 maggio 2003

Istituto Italiano Quadri

IL RUOLO DEL “QUADRO” NELLA PUBBLICA AMMINISTRA-ZIONE: UN CITTADINO AL SERVIZIO DELLA NAZIONE.

di Rosario Scalia

Presidente del Comitato Scientifico dell’Acsel – Associazione per la Cooperazione e lo Sviluppo

degli Enti Locali

1. Una introduzione al tema

Quando si affronta un tema come questo sul quale, oggi, si avrà cura di formulare alcune riflessioni – nella convinzione, peraltro, che esse costituiranno un contributo scientifico all’evoluzione della materia – non si può fare a meno di collocare la stessa nel quadro delle riforme di natura costituzionale in atto, nella consapevolezza che una riallocazione del potere legislativo non possa comportare effetti nell’area delle relazioni sindacali nel pubblico impiego.

Al di là dell’avviato, ma non certo concluso, processo di privatizzazione del rapporto di lavoro di coloro che hanno come datore di lavoro una istituzione pubblica, che i giuristi d’oltreoceano qualificano con il termine di “organizzazione non profit”, si pone il problema di individuare, nella sua effettività tale datore di lavoro, distinguendo, nella stessa costruzione che il diritto positivo ha inteso di realizzare, da un decennio a questa parte (1993-2003), chi sia effettivamente.

E tale riflessione non è del tutto priva di significato ove si tenga conto che intanto una parte del sistema delle relazioni sindacali, nell’ambito del pubblico impiego così come nell’ambito del privato, si sente legittimata a discutere con l’altra parte in quanto abbia materia su cui (con)trattare.

Se i vincoli della contrattazione sono tanti e tali da ridurre i margini del dibattito, che deve avere una seria conclusione nei termini di una corretta ponderazione degli interessi in gioco, ci si può ritrovare a dover gestire la situazione emergente mancando dei punti di riferimento. E ciò può generare comportamenti anomali delle parti sociali, attese di sviluppi di carriera del singolo che difficilmente potranno essere soddisfatte, risposte che non si qualificano adeguate alle esigenze di miglioramento dei servizi che la Pubblica Amministrazione rende al cittadino, o al sistema delle imprese.

In sostanza, il legislatore nazionale e, probabilmente, anche i legislatori regionali si troveranno impegnati a dover ridefinire le regole che sono chiamate a presidiare i rapporti di potere tra istituzione pubblica, in quanto datore di lavoro, e rappresentanze sindacali dei lavoratori del settore pubblico. E tutto ciò, avendo come sfondo l’interrelazione sempre esistente tra potere e consenso…

Ma, a differenza di quanto avviene nel settore dell’impiego privato, dove la congiuntura economica condiziona ambedue gli attori del sistema delle relazioni sindacali (industriali, rectius), il rapporto tra potere e consenso sembra subire una sostanziale distorsione, per la presenza incombente del decisore politico che rimane, egli solo, il responsabile delle decisioni di bilancio.

E sempre più il decisore politico sarà chiamato a dover affrontare temi che, nell’ambito del pubblico impiego, sembravano offrire pochi spunti di dibattito, di riflessione.

I temi sono quelli della ricerca di una organizzazione degli apparati amministrativi che risponda al parametro dell’adeguatezza, così come vuole la nuova Costituzione, della professionalità degli operatori addetti allo svolgimento di un servizio pubblico del grado di responsabilità che è imputabile a ciascuno di essi.

Sono questi i temi che vanno inseriti in un progetto culturale che vede privilegiato il ricorso alla società civile prima che al “pubblico”, e ciò nella logica del rispetto del principio della “sussidiarietà orizzontale” (più impresa, meno Stato).

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